"Già in passato il Cie di Crotone era stato oggetto di rivolte, e rispetto a quei fatti, che oggi si sono ripetuti tanto da portare alla chiusura del Centro, il giudice di Crotone ha assolto gli 'ospiti ' accusati di danneggiamento in ragione delle condizioni disumane riservate agli immigrati, tali da rendere giustificata e comprensibile la ribellione". Lo sottolinea l'Unione camere penali (Ucpi), ricordando che "due mesi fa era stata proprio l'Ucpi a denunciare la persistenza nel centro calabrese della intollerabile situazione di illiceità e violazione dei diritti umani, situazione purtroppo comune a quella di altri Cie, dei quali a questo punto dovremmo attendere e sperare la chiusura soltanto a seguito di analoghe giustificate devastazioni da parte dei reclusi, magari conseguenti al decesso di qualche migrante". " il caso, peraltro, di rammentare - aggiungono i penalisti - che gli extracomunitari sono costretti a permanere in veri e propri lager, nei quali non vige alcun rispetto neanche delle condizioni di vivibilità previste per le carceri, nonostante gli stessi non siano detenuti, ma soltanto trattenuti per mesi in attesa di espletamento delle pratiche amministrative che consentano il rimpatrio". La prosecuzione di questi trattamenti inumani nei Cie, ai quali si affianca "l'inadempienza dell'Italia rispetto ai diritti dei detenuti, già riconosciuta dalla Cedu e non ancora risolta - conclude l'Ucpi - pone un serio interrogativo sul livello di civiltà e attenzione ai diritti dell'uomo esistente nel nostro paese".
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